Novembre 1974

Nell’ottobre del 1974 il cardinale Karol Wojtylaarcivescovo metropolita di Cracovia, è in Italia per partecipare alla III Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. A fine ottobre decide di tornare a San Giovanni Rotondo per trascorrere il ventottesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale nel paese di Padre Pio con mons. Deskur e con altri sei sacerdoti dell’Arcidiocesi di Cracovia, tra questi anche il suo segretario, don Stanislaw Dziwisz, che avrebbe mantenuto questo ruolo al fianco del futuro Papa.

La sera del 1 novembre il Cardinale, vescovo e seguito vengono accolti «in Casa Sollievo, in un salottino al primo piano che era un po’ il salottino di ricezione». Ad attenderli c’è anche «il Padre Guardiano, il Sindaco di San Giovanni Rotondo e un Assessore».

Il 2 mattina, il porporato, il vescovo e i sei presbiteri polacchi, accompagnati dall’ing. Gasparri, si recano in convento e concelebrano l’Eucaristia nella cripta, dinanzi alla tomba del Cappuccino con le stigmate.

Presiede il card. Wojtyla che, all’omelia, pronuncia poche, ma significative parole:«È specialmente impressionante, è specialmente profondo, il fatto che celebriamo questa Eucaristia vicino alla tomba di Padre Pio, che predicava la passione e la morte e la risurrezione di Gesù Cristo, nostro Signore per mezzo di tutta la sua vita.
Speriamo che durante il santo sacrificio, durante la nostra comune preghiera, anche lui pregherà con noi».

Terminata la Messa, prima di togliere i sacri paramenti, il porporato di Cracovia «si mette in ginocchio» su uno degli inginocchiatoi intorno alla grata della tomba. Si inginocchia tra i pellegrini e, senza preoccuparsi di chi gli sta intorno, si mette «con i pugni sulla testa, in atteggiamento di massima concentrazione e se ne sta lì a lungo a pregare», forse «più di un quarto d’ora», tanto che gli altri si «stancano» ad attenderlo.
Subito dopo, il futuro Papa presiede una seconda concelebrazione. Questa volta nella chiesa grande. Dopo il Vangelo, però, non è lui a pronunciare l’omelia, ma il vescovo Deskur che, tra l’altro, rivela: «Sua Eminenza il cardinale di Cracovia è venuto qui a commemorare la sua ordinazione, lontana, di sacerdozio. Da giovane sacerdote venne qui a vedere Padre Pio e oggi è ritornato. Perché Padre Pio ha voluto nella sua vita, come san Francesco, rinnovare con le sue stimmate i misteri della salvezza del mondo».

Al termine di questa seconda Messa, i frati chiedono al card. Wojtyla di scrivere un suo pensiero sul registro dei visitatori illustri. Il porporato prende la penna in mano e mette su carta i suoi sentimenti di quel momento: «Mi raccomando con tutta l’Arcidiocesi di Cracovia e con tutte le persone che spesso pregano il Servo di Dio Padre Pio alla Vostra memoria. + Karol card. Wojtyla arcivescovo di Cracovia dopo 28 anni dalla mia prima Messa e dopo più que 26 anni dalla mia visita a S. Giovanni Rotondo, da Padre Pio».

«Dopo una parca colazione nel refettorio del convento», l’arcivescovo di Cracovia e i suoi compagni di viaggio vengono accompagnati dal superiore dell’epoca, padre Pietro Tartaglia, in «visita ai luoghi del venerato Padre Pio: cella, veranda, coro, cappella, chiesina, corridoi». Nel tardo pomeriggio si recano tutti a Monte Sant’Angelo, dove giungono «alle otto di sera». L’arcibasilica è chiusa, ma l’aprono apposta «per lui» che, quindi, può «dire Messa con pochissime persone. È la terza della giornata.

La mattina del 3 novembre il card. Wojtyla è ancora in convento per presiedere un’altra Eucaristia, questa volta nella vecchia chiesetta. L’omelia è più lunga e, parlando ai fedeli, il futuro Papa rivela alcuni suoi ricordi personali e manifesta con maggiore chiarezza la sua venerazione verso il santo Frate, di cui all’epoca non era neppure cominciato il processo di beatificazione.
«Questa vecchia chiesa è rimasta per me il luogo d’incontro con il Servo di Dio Padre Pio. E dopo quasi ventisette anni ho ancora nei miei occhi la sua persona, la sua presenza, le sue parole, la santa Messa celebrata da lui all’altare laterale, e poi questo confessionale dove andava a confessare le donne; la sacrestia, l’altare centrale dove adesso stiamo noi e dove, dopo la sua Messa, lui ha distribuito la santa Comunione».

Dal ricordo, la mente del porporato si sposta alla meditazione che fa scaturire un’espressione di grande ammirazione: «E tutto questo ci fa riflettere e anche meglio comprendere la frase che è quasi il pensiero centrale della liturgia odierna: gloria di Dio è l’uomo vivente. Dopo quasi ventisette anni, io vedo come questa verità – gloria di Dio è l’uomo vivente – si è incarnata in un uomo».

Giunto il momento del commiato, l’Arcivescovo di Cracovia lascia il convento portando con sè «un prezioso ricordo, di cui i confratelli di Padre Pio gli avevano fatto devoto omaggio: il primo volume dell’Epistolario del venerato Padre Pio».
«Giunta la sera il Cardinale vuole vedere la Via Crucis. Anche se è buio. La vuole vedere al lume di candela».  L’Arcivescvo «si sofferma brevemente dinanzi a ciascuna, spiegando le sofferenze di Gesù. Ma, arrivati alla quinta si trattiene più a lungo». La quinta è la stazione del Cireneo. Quella scolpita da Francesco Messina per San Giovanni Rotondo ha una particolarità: il ruolo di Cireneo è “interpretato” da Padre Pio. In pratica l’artista ha riprodotto il santo Cappuccino che porta la croce sulla spalla accanto a Gesù. Il porporato «si poggia con il braccio libero dalla candela alla base dell’edicola, mentre l’altra mano illumina meglio l’altorilievo con la tenue fiammella. Poi ripete per tre volte, fra sé, ma a voce alta: “povero Gesù… il Cireneo…”».

Il 4 novembre, di buon’ora, congedandosi dai titolari dell’albergo «il Cardinale dà la benedizione a tutti». Poi, «uscito dall’hotel, scivola e cade».
Accompagnato dal suo segretario al pronto soccorso di Casa Sollievo della Sofferenza viene inviato, in consulenza, nel reparto di Ortopedia. Ci arriva «a piedi, zoppicando molto leggermente». Il primario, senza l’ausilio di radiografie, gli «riscontra un
trauma distorsivo al collopiede sinistro» e «gli propone un bendaggio di una certa consistenza». Ma l’Arcivescovo, «con una certa umiltà, chiede se sia strettamente necessario, in quanto deve viaggiare e deve indossare le scarpe. Il primario lo accontenta e gli confeziona una fasciatura molto più semplice, molto più leggera», sotto lo sguardo del singolare paziente che «sorride, quasi lasciando intendere che non avrebbe portato quel bendaggio per molto tempo». Sempre sorridendo, il Cardinale ringrazia tutta l’équipe e si
allontana «zoppicando leggermente, come era arrivato», e insieme agli altri sacerdoti
polacchi riparte per Roma.

Oggi su Padre Pio TV lo speciale dedicato a quei tre giorni trascorsi nella cittadina garganica.

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