Pietrelcina: è qui che è nato Padre Pio

È qui che è nato Padre Pio, è qui che ha vissuto da bambino ed adolescente, è qui che è tornato tante volte, studente cappuccino, negli anni della formazione religiosa e poi quelli del primo sacerdozio, ogni volta che i medici stabilivano che solo l’aria salutare del paese natale poteva aiutare la sua salute così spesso vacillante. “Io di Pietrelcina ricordo pietra su pietra, la tengo tutta chiusa nel mio cuore” diceva Padre Pio.

Una famiglia di contadini, quella dove era nato Francesco quarto di 7 figli. Il padre Grazio Maria Forgione aveva allora 26 anni e la madre Maria Giuseppa De Nunzio 28. Come si usava allora, e come prima dopo per i fratelli e le sorelle, venne al mondo nell’umile e povera casa in Vico Storto Valle al numero 27, nel rione castello, che è la parte più  alta di Pietrelcina: piccole abitazioni antiche di secoli, costruite con la stessa pietra grigia su cui sorgono, addossate l’una all’altra in lunghe file che danno su vicoli e vicoletti ombrosi. Una casa che in realtà era solo la camera da letto dei genitori e un altro locale: 13 metri quadri in tutti col pavimento in terra battuta, il soffitto di tavole e cannucce e una finestra che dà sulla valle piena di luce.

Era stata sufficiente quando i Forgione erano solo due giovani sposi, ma puoi Grazio, che aveva solo una minuscola Masseria a Piana romana, un solo locale e qualche etto di terra, dovette migrare in america a New York per guadagnare e comprare a Pietrelcina un altro pezzo di casa, una porta più in là, dove fare la cucina, la sala da pranzo e anche la stanza dei ragazzi più grandi. Intanto mamma Peppa  stava lì al paese con i figli da tirar grandi,con il campo da lavorare e le poche pecore di cui occuparsi per poter vivere.

Papà Grazio

Papà Grazio era nato a Pietrelcina il 22 ottobre del 1870, era un contadino ma risultava iscritto all’anagrafe del comune come possidente per via delle case di vico storto Valle e della Masseria di Piano Romana, quel locale in cui ripararsi d’estate e custodire gli attrezzi con i muri di pietra grezza e il pavimento di ciottoli, ma anche per l’annesso fazzoletto di terra coltivato a grano e vigna con quattro pecore e una capra.Era tanto buono non sapeva far male a nessuno, neppure ad una formica, che riusciva a scansare per non schiacciarla. Aveva tanta fede in Dio e un’innata religiosità; non mangiava mai carne di venerdì e in quaresima, si asteneva dal bere liquori, vino e perfino il latte, si  imponeva severe penitenze. Tra le giovinette del rione Castello scelse Maria Giuseppa De nunzio, una “massaia”.

Mamma Peppa

Mamma Peppa anche lei era popolana ma con tratti da signora. All’anagrafe era Maria Giuseppa De Nunzio. I paesani la ricordano come una donna dal fisico snello che nonostante la grande povertà, era sempre in ordine e con in testa un fazzoletto bianco fresco di bucato che cambiava tutti i giorni. Sì preparò alle nozze secondo le tradizioni, e affido alla Madonna della Libera, patrona del paese, la sua famiglia nascente.

Dopo il matrimonio le sue giornate cominciano ad essere davvero intense; Ai primi chiarori dell’alba si recava più volte alla fontana, con una grossa blocca sulla testa, per fare la provvista dell’acqua, poi se non c’era pane nella madia preparava due grosse pagnotte  che portava a cuocere al forno del rione, oppure, lavava le lenzuola e i panni da lavoro di marito.

Il giorno della nascita di Padre Pio, il 25 maggio 1887, mamma Peppa stava lavorando in campagna col marito quando avverti le prime doglie. Gli disse di non preoccuparsi di finire il lavoro, mentre lei si avviava a piedi da Piana Romana per scendere giù dal paese. Qui si mise a letto e come già aveva fatto per gli altri figli, mandò a chiamare la levatrice. Erano le 5 del pomeriggio quando la lavatrice le disse “Peppa il bambino è nato avvolto in un velo bianco ed è un buon segno: sarà un bimbo grande fortunato” Quella ingenua predilezione ai è poi rivelata davvero profetica.

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