A San Giovanni Rotondo si va per imparare a pregare.. (05/12/03 14:00)

La mia devozione nei confronti di Padre Pio è nata, in maniera del tutto casuale, verso la fine del 1997. Era d’estate: insieme a mia moglie e ad una coppia di amici, stavo mangiando in una pizzeria. Ad un tratto, mentre parlavamo, il mio amico dice: “Voglio andare da Padre Pio”. Non so perché, ma ho subito risposto: Vengo anch’io”.

Ha esordito con queste parole ai microfoni di Tele Radio Padre Pio il signor Giampiero Bani di Montelupo (Fi), nel corso del programma “Padre Pio Santo: vita, parole e fatti del frate cappuccino” per condividere con tutti i radioascoltatori come Padre Pio è entrato a far parte della sua vita e della sua famiglia.

Fino ad allora – continua il signor Bani – la mai conoscenza di Padre Pio si limitava a tre semplici notizie: che questo frate era esistito, che era di Pietrelcina e che aveva avuto le stimmate.

Finalmente, il 27 settembre 1997, siamo partiti alla volta di Pietrelcina. Ho sentito fin da subito che la mia era una curiosità particolare. Non so esprimere esattamente cosa questo volesse dire. Forse un desiderio forte non tanto di vedere quei luoghi, quanto di acquisire maggiore conoscenza di quello che per me era un illustre sconosciuto.

Dopo aver visitato il paese natale, il giorno successivo, il 28 settembre, siamo arrivati a San Giovanni Rotondo. E qui il mio primo impatto con la realtà di quel luogo è stato estremamente negativo. Ripeto che, a quel punto, non sapevo niente di Padre Pio e della sua storia.

Perché sono andato in quel luogo e perché continuo a tornarci tre o quattro volte all’anno?
Sono andato a San Giovanni e continuo ad andare per imparare a pregare.

A distanza di qualche anno, la mia esperienza personale mi porta a dire che questa è una verità sacrosanta. Raccogliersi in preghiera sulla tomba di Padre Pio o davanti al Crocifisso delle stimmate rappresenta, almeno per me, un qualcosa che non trova nessun riscontro in nessun’altra chiesa, in nessun altro luogo di preghiera. E’ importante, però, che questa carica spirituale, una volta tornati alle nostre case, ce la portiamo con noi e sappiamo testimoniarla a nostri cari e amici”.