5 giugno, Giornata Mondiale dell’Ambiente

Dal 1972 il 5 giugno in tutto il mondo ricorre la Giornata Mondiale dell’Ambiente, una festività proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per sensibilizzare e informare sul tema della protezione e tutela del nostro Pianeta. “Sette miliardi di sogni. Un Pianeta. Consumare con cautela” è lo slogan scelto per quest’anno, un invito a combattere la cultura dello scarto e dello spreco alimentare. Secondo il rapporto della Fao, sullo spreco alimentare, nel mondo quasi un miliardo di persone soffre la fame. In questo stesso mondo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vanno perse ogni anno, in gran parte sprecate, letteralmente buttate nella spazzatura. Questo cibo sprecato basterebbe a sfamare 870 milioni di persone che ogni giorno non hanno da mangiare. Guardando al nostro Paese, secondo la Coldiretti, oltre 10 milioni di tonnellate vanno sprecate ogni anno, con una perdita economica che ammonta a circa 37 miliardi di euro, che sarebbero sufficienti a nutrire 44 milioni di persone. Lo spreco di cibo porta con se tutta una serie di altri sprechi: acqua, terra, energia, lavoro e capitale utilizzati per produrre gli alimenti che finiscono in discarica, oltre naturalmente alle emissioni di gas a effetto serra causate dall’intero procedimento, che avrebbero potuto essere evitate. È importante dunque riflettere su questi temi, è importante combattere la cultura dello scarto, è importante proteggere il nostro Pianeta. E ci aiutano a riflettere anche le parole di Papa Francesco, dall’inizio del suo pontificato sempre attento alle tematiche ambientali, come quelle pronunciate nel corso dell’udienza generale del 5 giugno 2013, proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente: «Quando parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero (cfr 2,15). E mi sorgono le domande: Che cosa vuol dire coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando? Il verbo “coltivare” mi richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione! Coltivare e custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti»