Il trentatreesimo viaggio apostolico internazionale di Papa Francesco, dal 5 al 7 marzo, è una pagina di storia. Per la prima volta un Pontefice si reca nella terra di Abramo, padre di tutte le religioni monoteiste. Ur dei Caldei, Qaraqosh, Mosul, la Piana di Ninive,  Najaf, Erbil, le tappe, dopo la capitale.

Sette, tra discorsi ed omelie, gli interventi previsti, tutti in lingua italiana. Il primo evento nel luogo simbolo del martirio della Chiesa irachena: la cattedrale siro-cattolica di Baghdad, dove il 31 ottobre del 2010, a causa di un attacco terroristico, 48 fedeli vennero trucidati. A ricordo del sangue versato resterà per sempre una lunga striscia di marmo dall’altare al sagrato.

Recandosi in Iraq, papa Francesco realizza il sogno di Giovanni Paolo II e lancia un messaggio al mondo intero: per i cristiani che sono perseguitati, per i musulmani che soffrono tensioni e divisioni, per tutta l’umanità sofferente a causa di guerre, terrorismo, divisioni, e ora anche di pandemia.
Da tempo desidero incontrare quel popolo che ha tanto sofferto –ha detto il Santo Padre ieri- incontrare quella Chiesa martire nella terra di Abramo. Insieme con gli altri leader religiosi, faremo anche un altro passo avanti nella fratellanza tra i credenti. Vi chiedo di accompagnare con la preghiera questo viaggio apostolico, perché possa svolgersi nel migliore dei modi e portare i frutti sperati. Il popolo iracheno aspettava San Giovanni Paolo II, al quale è stato vietato di andare. Non si può deludere un popolo per la seconda volta. Preghiamo perché questo viaggio si possa fare bene”.

Vicinanza ai cristiani, minoranza sempre più esigua; sostegno alla ricostruzione del Paese, devastato da guerra e terrorismo; mano tesa ai fratelli musulmani. Due parole rappresentano -secondo il direttore della sala stampa vaticana Matteo Bruni- il senso profondo del viaggio: fraternità e speranza. “Sono medicine di cui il mondo -aveva detto il Papa qualche settimana fa nel discorso al Corpo Diplomatico- ha bisogno al pari dei vaccini”.

Francesco torna a volare dopo quindici mesi (20-26 novembre 2019, Thailandia e Giappone). Lo accompagnerà l’icona della Madonna di Loreto, patrona degli Aeronauti, nell’anno del Centenario Giubilare.