«Spiritualmente l’evento della Pentecoste non appartiene solo al passato: la Chiesa è sempre nel Cenacolo, persevera nella preghiera, come gli apostoli insieme a Maria, Madre di Cristo, ed a coloro che in Gerusalemme costituivano il primo germe della comunità cristiana e attendevano, pregando, la venuta dello Spirito Santo». È uno dei passaggi più significativi dell’enciclica Dominum et vivificantem, in cui Giovanni Paolo II ha rivelato l’importanza «dei sette doni» elargiti dalla terza persona della santissima Trinità, grazie ai quali «ogni genere di peccato dell’uomo può essere raggiunto dalla potenza salvifica di Dio». E– sempre riferendosi al Paraclito – il Pontefice ha ricordato: «A lui si rivolge la Chiesa, che è il cuore dell’umanità, per invocare per tutti ed a tutti dispensare quei doni dell’amore».

Anche Karol Wojtyla pregava per ottenerli, con queste parole:

«Spirito Santo, ti domando il dono della Sapienza, per una migliore comprensione di te e delle tue divine perfezioni. Ti domando il dono dell’Intelletto, per una migliore comprensione dello spirito dei misteri della santa fede. Dammi il dono della Scienza, perché io sappia orientare la mia vita secondo i principî di codesta fede. Dammi il dono del Consiglio, perché in ogni cosa io possa cercare consiglio presso di te e trovarlo sempre presso te. Dammi il dono della Fortezza perché nessuna paura o considerazione terrestre possa strapparmi a te. Dammi il dono della Pietà perché io possa sempre servire la tua maestà divina con amore filiale. Dammi il dono del Timore di Dio perché nessuna paura o considerazione terrestre possa strapparmi a te». 

È la preghiera che Karol Wojtyla, quando era bambino, aveva imparato da suo padre. È la preghiera che ha recitato in ogni giorno della sua vita. È, quasi certamente, il segreto del suo instancabile, travolgente e straordinariamente fecondo ministero pastorale.

«Il vento soffia dove vuole». Giovanni Paolo II ripeteva spesso queste parole dette a Nicodemo da Gesù, «quando prende l’esempio del vento per parlare della persona dello Spirito Santo». Molti se ne sono ricordati in quel venerdì 8 aprile 2005, quando un vento vigoroso sfogliava le pagine dell’Evangeliario sulla sua bara, in Piazza San Pietro. Qualcuno ha scritto: «Aveva chiuso il libro della vita di Karol Wojtyla, quel vento». Ma, durante i suoi funerali, «quel Vento» ha voluto indicare alla Chiesa che un altro Libro, quello della Parola di Vita, resta sempre aperto e lo sarà per «tutti i giorni, fino alla fine del mondo».