Da un’amicizia l’idea di un’inclusione possibile per tutti

A Milano un panificio e un ristorante danno lavoro a persone con disabilità intellettiva.

«La prima volta che ci siamo incontrati ho detto ai miei colleghi che avrei imparato sicuramente molto più io da loro che loro da me. Ed è stato così: mi hanno insegnato la dedizione al lavoro. Questo ha permesso di creare un ambiente dove non mancano le difficoltà ma che vengono affrontate sempre con il sorriso». Roberto Strada è il responsabile degli inserimenti lavorativi della cooperativa sociale “Via Libera” che gestisce a Milano “Gustolab”, panificio e laboratorio di pasticceria e il ristorante “Gustop”.

Due realtà nate da un incontro, quello tra Andrea e Davide, che poi si è esteso ad altri amici, trasformandosi nell’associazione “L’Impronta” che ancora oggi, grazie a progetti educativi, si occupa di persone con disabilità.

«Per Davide cogliere tutte le opportunità della vita non era semplice perché condizionato da un deficit intellettivo – racconta Claudia Da Tos dell’associazione – e questo per l’amico Andrea era inaccettabile. Per cui ha fatto in modo che la loro amicizia diventasse occasione per poter condividere ciascuno il mondo dell’altro».

“L’Impronta” non si è limitata al solo ambito educativo. Ha fatto di più, ideando progetti che fossero finalizzati ad inserire persone con disabilità nel mondo del lavoro. Nasce così la cooperativa sociale “Via Libera”, la base per iniziare a elaborare un’attività di inclusione lavorativa. Il risultato? Il “Gustop” e “Gustolab”.

«Il lavoro rappresenta l’elemento che restituisce dignità alla persona. Abbiamo scelto di iniziare dal campo alimentare – spiega Andrea Miotti, responsabile della cooperativa sociale – I nostri clienti hanno fatto una doppia scoperta: che all’interno delle attività vi lavorano persone con disabilità e che, soprattutto, fanno bene il proprio lavoro».

 “Gustop” da sette anni dà lavoro a 14 persone, di cui 10 con disabilità. Si trova in via Selvanesco, zona periferica del capoluogo lombardo. Una collocazione ben precisa, scelta sia per creare luoghi di aggregazione che riqualificare le zone esterne al centro della città. Il ristorante è aperto solo a pranzo in modalità self-service, ma effettua anche catering. La sua clientela è composta prevalentemente da lavoratori che sostano da “Gustop” per una pausa pranzo.  

«Si comincia molto presto al mattino. Prepariamo quasi 400 pasti al giorno – racconta Cristian Pallotta, da otto anni capocuoco – All’inizio ero un po’ preoccupato, non sapevo come rapportarmi ai colleghi più fragili. Poi sono stato solo me stesso e questo i ragazzi lo hanno apprezzano. Siamo una squadra affiatata. Certo non mancano giornate più difficili ma cerchiamo di appianare le divergenze e…amici come prima».

Poi c’è Silvia. Occhi verdi, capelli ricci e un sorriso che sa di amicizia. È impegnata a pulire i tavoli e sistemare i vassoi vuoti sul carrello. Oggi è di turno al ristorante. Sostituisce una collega perché di solito è impegnata nel panificio. E’ veloce nei gesti. Racconta dei suoi compiti quotidiani e la disabilità sembra svanire, mentre trovano posto le sue parole. «Lavoro qui da 4 anni. Ho iniziato con un corso di panificazione. Sono un po’ in laboratorio e un po’ gestisco il negozio al pomeriggio. Mi piace essere sempre disponibile. E mi sento anche un po’ fortunata ad avere questo lavoro».  

«Abbiamo un sogno: replicare “Gustop” – spiega Roberto – Ci piacerebbe prendere in gestione la mensa di qualche grande azienda oppure esportare il nostro modello in altre realtà come potrebbe essere quella degli autogrill sulle autostrade».

Il panificio “Gustolab” si trova in via Santa Teresa, in un quartiere periferico di Milano. I clienti sono per lo più gli abitanti della zona. Entrano nel negozio, e prima di acquistare il pane, parlano con chi è al bancone, con la stessa confidenza riservata ad un amico. Al suo interno c’è un laboratorio di panificazione e pasticceria che produce quotidianamente circa un quintale di prodotti tra pane, pizze, focacce e pasticceria, anche su ordinazione per soddisfare le richieste di aziende o privati.  

«Con la nostra esperienza abbiamo capito che l’inclusione lavorativa è possibile – dice Marcello Terenghi coordinatore di “Gustolab” – reinventando o riorganizzando il lavoro. Con tempi e modi che siamo più accessibili a coloro che hanno meno mezzi per accedervi».

«Il lavoro rappresenta un mezzo per raggiungere una certa indipendenza e autonomia per essere uguale agli altri, e avere le stesse opportunità – spiega Raffaella Ligurgo, psicologa della cooperativa – È anche un modo per essere utile agli altri, a se stessi, alle famiglie, utili alla società».

«Siamo in tre nel laboratorio e con noi tre ragazzi con disabilità – dice Emanuele, pasticcere e panificatore – Io sono l’insegnante, ma in realtà sono quello che impara di più. Lavoro qui da quattro anni ed è stato un continuo crescere grazie a persone con cui a volte è difficile relazionarsi ma che ti danno sempre un’alternativa per comunicare».

E poi c’è Giovanni. Sguardo vivace. Loquace quanto basta. È impegnato nella farcitura di due crostate di pastafrolla con marmellata di amarene e cioccolato fondente. «Lavoro qui da tre anni. Arrivo ogni mattina verso le 9.30 e aiuto i panificatori e il pasticcere. Il mio compito è quello di organizzare tutti gli ingredienti per le preparazioni e tenere in ordine il laboratorio. È una grandissima soddisfazione quando la gente entra in negozio, compra un prodotto che hai realizzato tu, e va a casa contenta. Vedi che la passione per il tuo lavoro viene ripagata».

Ecco perché “Gustolab” e “Gustop” sono una storia possibile. Perché dalle fragilità nascono le opportunità. E Silvia e Giovanni ne sono l’esempio.