Padre Pio modello di giustizia

“La giustizia è la virtú morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. La giustizia verso Dio è chiamata «virtú di religione». La virtú verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia, che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune” (CCC 1807).
Cosí il “Catechismo della Chiesa cattolica” definisce la virtú cardinale della giustizia. a) Essa ha una duplice funzionalità: è I) potenza irresistibile, con la quale Dio esercita il suo dominio e la sua cura nei riguardi di tutte le cose, ma, II) nello stesso tempo, è anche gran clemenza, che, tuttavia, non significa debolezza, ma pazienza che salva. b) Con essa Dio persegue il bene e insegna al suo popolo come deve comportarsi. Al tempo di Gesú la giustizia esigeva che l’uomo vivesse solo esteriormente la “Legge e i Profeti”. La nuova giustizia, in Gesú: a) Gesú vuole, invece, una giustizia, che parta dal cuore: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere. Ma io vi dico: chiunque si adira con il fratello sarà sottoposto al giudizio” (Mt 5, 21). Allora, chi non uccide, ma coltiva nel cuore il rancore, l’ira, l’odio verso il fratello, è colpevole davanti a Dio, degno di condanna, anche se l’osservanza esterna della legge è salva, perché Gesú legge nel cuore.
b) Per questo motivo Cristo ci ammonisce: “Vi dico che, se la vostra giustizia non sarà superiore a quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5, 20). c) Per tutelare questa giustizia interiore, l’uomo deve esser pronto a tutto, perciò Gesú non esita a dire: “Se il tuo occhio destro ti scandalizza, strappalo e gettalo via da te… E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo: tagliala e gettala via da te, perché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo vada nella Geenna” (Mt 5,29-30). d) Gesú, per far comprendere, ancora meglio, l’esigenza profonda della giustizia interiore, afferma che Dio non accetta gli atti di culto di chi è in disarmonia col fratello e non ha procurato di riconciliarsi con lui (cf Mt 5, 23-24 = Se stai sull’altare a presentare la tua offerta, e lí ti ricordi che c’è qualcuno che ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; dopo verrai a offrire il tuo dono). e) Questo è quello che vuole il Signore: il perdono amoroso. f)Allora la nuova giustizia, predicata da Gesú, impone a noi, suoi nuovi discepoli, di non solo di evitare il peccato, ma anche di mirare molto piú in alto, in quanto dobbiamo imitare la perfezione del Padre celeste: “Voi, dunque, sarete perfetti, come è perfetto il vostro Padre celeste” (Mt 5, 48).
g) Questa norma non è riservata a qualche categoria, cioè non è facoltativa, ma è obbligatoria per tutti i cristiani, perché Gesú l’ha proposta a tutti e ne ha fatto la condizione, per essere riconosciuti come “figli del Padre celeste” e per poter “entrare nel regno dei cieli” (Mt 5, 45).
1ª domanda: “Come p. Pio ha vissuto la giustizia?”.
Dal “Decreto sulle virtú” si può leggere: “Nei suoi insegnamenti p. Pio spronava a non attardarsi nel compiere il bene. Solo cosí ci si incammina subito nella via della giustizia e dell’amore”.
P. Pio ha espletato questa virtú sia verso Dio che verso il prossimo.
Verso Dio
a) La giustizia verso Dio per p. Pio non consisteva nell’adesione esterna, ma, in quell’interiore, che suppone la morte al peccato e alla propria volontà. b) È potuto riuscire in questo, lui che si dichiarava il “modello dei peccatori”, solo con l’aiuto della grazia divina. c) Solo la grazia, infatti, frutto dei meriti del Salvatore, rende l’uomo capace di vivere nella giustizia e nella santità, perciò s. Paolo può scrivere: “Eravate peccatori, ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore e nello spirito del nostro Dio” (1Cor 6, 11). d) Senza questa giustificazione, l’uomo non può attuare il programma di giustizia evangelica.
P. Pio e la giustificazione-giustizia
P. Pio, a questo proposito, il 4 agosto 1915, nella lettera inviata a p. Agostino, confida: “Il solo pensiero della misericordia del Signore è quello che mi fa stare ancora in piedi. Ma continuerà a sorreggermi ancora? Non diffido della bontà del Signore, ma me lo fa temere la mia fiacchezza e la mia ingratitudine verso tante grazie, che egli mi va compartendo” (Ep. I, 622).
a) La giustizia è un termine con diversi significati e sinonimi. Essa, I) in quanto virtú morale, consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è a loro dovuto. II) Perciò è vita di fede, è garanzia di risurrezione, è bontà, è timore santo di Dio, è partecipazione alla gloria alla fine dei tempi.
Difficoltà a vivere nella giustizia
a) P. Pio si rende conto che è difficile vivere costantemente in questo modo, perciò a nome degli uomini, implora Dio: “Dio mio, tre volte giusto e tre volte santo, manifestate a tutti coloro che osano offendervi la vostra severa giustizia, affinché imparino se non ad amarvi almeno a temervi” (Ep. I, 477). P. Pio, per vivere questa virtú e diventare “uomo nuovo secondo Gesú”, ha osservato i comandamenti di Dio interiormente ed esteriormente, ha obbedito alle disposizioni dei superiori, ha compiuto il dovere del proprio stato religioso francescano-cappuccino, escludendo la doppiezza farisaica e facendo tutto per l’onore e la maggior gloria di Dio. Ma non basta il solo dovere verso Dio, è necessaria anche la giustizia verso i fratelli.
Verso gli uomini
a) P. Pio, per essere veramente un “uomo nuovo secondo Dio”, si è comportato in modo da rispettare tutti i diritti dei suoi simili, specialmente quelli dei piú bisognosi e indifesi, senza sfruttare gli altri per un suo proprio personale ingiusto vantaggio, anzi!… b) La sua giustizia interiore ha sempre brillato in tutti i suoi rapporti col prossimo, senza trascurare alcun dovere, per portare ovunque il senso della giustizia evangelica: “Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtú e merita lode, sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4, 8).
c) Per p. Pio la giustizia non è mai disgiunta dall’amore, perché essa proviene molto piú dall’amore di Dio e dall’obbedienza alla sua volontà che dal rispetto del diritto, che, tuttavia, non può mancare. d) Il CEV II, su questo tema, ammonisce: “Siano adempiuti gli obblighi di giustizia, perché non avvenga che si offra come dono di carità ciò che già è dovuto a titolo di giustizia” (AA 8e).
P. Pio unisce la giustizia alla carità nei rapporti materiali, almeno per due motivi. I) Il primo è che solo la carità può indurre i ricchi a rinunziare ai loro privilegi e a un ordine economico ingiusto. II) Poi, perché solo attraverso questa virtú teologale, i ricchi possono scorgere nei poveri e nelle categorie inferiori il diritto alle proprie necessità, come lo hanno loro. Del rapporto tra la giustizia e la carità ne parla anche il beato Federico Ozanam, che dice: “La giustizia senza la carità s’impietrifica, e la carità senza la giustizia s’imputridisce”.
Interessamento di p. Pio verso giustizia spirituale-materiale: a) P. Pio si è interessato sinceramente non solo verso i bisogni spirituali, ma anche verso quelli materiali dei fratelli, promuovendo, per loro, opere benefiche. b) Ha difeso strenuamente i diritti dei poveri. A tal proposito, p. Carmelo Durante, riporta questo episodio: “Un giorno p. Pio mi chiese: «Questi ragazzi che lavorano (= i due cucinieri Michele e Peppino Di Cosmo) ricevono le marchette?» (= i contributi sociali)”. Io risposi: «Non lo so, padre, devo chiedere al padre economo». Ed egli aggiunse: «Come? Tu sei superiore e non lo sai?». E continuò: «Preti, frati e suore non capiamo niente della giustizia!». Io replicai: «Della carità!». Ed egli rispose: «No, è giustizia pagare i contributi!»”.
2ª domanda: “Come possiamo vivere la giustizia, oggi?”.
a) Nonostante che viviamo in un mondo corrotto, se vogliamo essere cristiani, dobbiamo vivere questa virtú della giustizia. b) Il cristianesimo non si è accontentato e non si accontenta della giustizia romana e giudaica, perché esso è venuto a perfezionarla, a riaffermarla, a testimoniarla. c) La virtú suprema della carità, senza la giustizia, è come l’economia di una famiglia, che beve champagne e non compra il pane. d) Essa prima d’essere un “fare”, è un modo di sentirsi; è un abito mentale e sentimentale, che dispone al rispetto delle persone e delle cose, vivendo una dimensione etica, come fondamento della vita di relazione: vita dell’uomo, della società e dell’umanità.
Conclusione: In un secolo proteso tutto all’affermazione e alla rivendicazione di “diritti”, p. Pio è stato strumento della divina provvidenza, per richiamarci alla realtà sostanziale dell’essere: riconoscere i “doveri” verso Dio e compiere la sua volontà e i “doveri” verso i fratelli, mettendo in comune i beni della terra, tramite la giustizia caritatevole..
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