Io ordinato sacerdote sotto il regime comunista

Il collegamento webcam è nitido, la voce chiara. Alle sue spalle un’immagine di Padre Pio da Pietrelcina «Sono un grande devoto del santo Frate». Non nasconde l’emozione il vescovo greco cattolico dell’eparchia rumena di Oradea Mare, monsignor Virgil Bercea contento di essere ospite di Padre Pio tv, nel giorno della conversione di San Paolo, il 25 gennaio scorso.

Un momento di silenzio, prende fiato e racconta di quel periodo, quando l’essere sacerdote, laico o vescovo greco cattolico, significava subire dal regime comunista persecuzioni e minacce, e si rischiava addirittura il carcere. Mons. Bercea mi racconta dei suoi studi di agronomia all’università Cluj-Napoca, mentre si dedicava clandestinamente allo studio della teologia. Dopo la laurea comincia a lavorare come ricercatore nel centro di Târgu Mureº.

«Sono stato ordinato sacerdote clandestinamente in un pomeriggio d’inverno dopo aver terminato il turno di lavoro. Mi sono recato dal vescovo Alexandru Todea, anche lui era stato 16 anni in carcere. Ha chiuso la porta dietro di me, ha coperto le finestre. Alla mia ordinazione erano presenti soltanto sei persone, il vescovo, due sacerdoti, una suora e un laico». Il tono della sua voce è lieve, ho l’impressione che faccia fatica a ricordare quei momenti. Una pausa di silenzio, questa volta più lunga prima di raccontare, quasi con timore che i suoi genitori hanno saputo dell’ordinazione sacerdotale nove anni dopo quel 9 dicembre del 1982.

«Quella stessa sera il vescovo mi disse che non aveva niente da darmi, né parrocchia, né paramenti, nemmeno un calice o una patena. E aggiunse che avrei dovuto dare la vita per il Signore e per la Chiesa, qualora Lui me l’avesse chiesto».

Il giorno dopo il giovane presbitero ha celebrato la sua prima messa da solo, in una piccola stanza, in ginocchio sulla terra. E con la voce velata dalla commozione racconta che quando impone le mani sul capo di uno dei suoi neo presbiteri, gli ritornato alla mente le immagini della sua ordinazione avvenuta in una situazione di pericolo e povertà, ma anche di grande intimità e raccoglimento.

«Durante il regime ho celebrato la messa clandestinamente tantissime volte nelle famiglie e nessuno mi ha mai tradito. Clandestinamente ho celebrato battesimi e matrimoni, tenuto catechesi con i bambini. Se guardiamo con attenzione nella nostra vita dobbiamo ringraziare il Signore per tutto quello che ci ha donato. È Lui che lavora nelle nostre vite, è Lui che ci prende per mano. Quante volte anche io sarei potuto essere arrestato e non è mai successo».